Force your Way


Marillion – Misplaced Childhood
26 Aprile, 2007, 6:24 pm
Archiviato in: Music

Oggi, ancora una volta, mi sono incantato ascoltando questo magnifico album.

I Marillion raramente si sono fatti sentire quaggiù in Italia, ma sono tuttora molto popolari in altri paesi europei e nella loro patria il Regno Unito.

Ora bisogna far notare che questa band dal carattere eminentemente progressive, esordisce nel 1983 con “Script For A Jester’s Tear”. Quindi una decina di anni successivamente alla scomparsa del prog dalle varie etichette.

Difatti, da alcuni il gruppo viene tutt’ora citato come brutta copia dei Genesis. Si può certo notare un’influenza di stile, e la somiglianza delle voci di Phil Collins e Fish, ma nei Marillion si trova effettivamente una vena di novità: non sono il solito gruppo nostalgico.

Ora questo album in particolare, il loro terzo uscito nel 1985, è considerato il loro capolavoro. Questo viene spesso attribuito ad una crisi di Fish, che nel momento della scrittura di questo album è all’apice. Si può infatti evincere dai testi malinconici, che parlano di delusioni amorose, il disagio della vita in tour, e appunto questa “infanzia malriposta”.

L’album comincia con le note di Pseudo Silk Kimono, un ottimo brano introduttivo che coinvolge l’ascoltatore in prima persona per il suo carattere lento e malinconico, ma al tempo stesso pieno di speranza. A seguire Kayleigh, il naturale proseguo di Pseudo Silk Kimono, e la struggente Lavender che cede il passo a Bitter Suite, pezzo centrale dell’album che, assieme al crescendo di chitarra della seguente Heart Of Lothian, da quella carica energica che funge da malta per l’intero album. Il disco prosegue con Waterhole (Espresso Bongo) brano energico e potente che terminando prepara la strada per Lords Of The Backstage . La lunga Blind Curve è spezzata in 5 movimenti, e in questa parte della suite Fish racconta il suo stato d’animo controverso. L’album si chiude con l’ottimismo di Childhood’s End, che come in una favola a lieto fine riporta le cose al posto giusto. White Feather, un anno pacifista anche un po’ banale chiude il disco.

A parer mio un aquisto obligatorio per gli appassionati!


1 Commento finora
Lascia un commento

prog malinconico… me lo devi assolutamente fare ascoltare!

Commento di ronkas




Lascia un commento
Interruzioni di linea e paragrafo automatici, indirizzo e-mail mai mostrato, HTML permesso: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <pre> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>